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con
FRANCO BRANCIAROLI
medea/giasone/creonte/nunzio

e con
TOMMASO CARDARELLI corifeo/egeo/pedagogo
FEDERICA CASTELLINI corifea
GIULIANA NATALE coro
CARMEN ANDREANA coro

regia
Franco Branciaroli

12 dicembre 2005

TEATRO DE GLI INCAMMINATI

MEDEA da Euripide

Franco Branciaroli

FRANCO BRANCIAROLI AL CENTRO DI UN PALCOSCENICO: ogni volta che capita di vederlo, si ha la sensazione di una bravura che sfiora l'eccesso. C'è un che di affascinante e insieme di smisurato nella qualità delle intonazioni che profonde ad ogni battuta; un che di stupefacente nella capacità istantanea d'immedesimazione, e un secondo dopo di distanziamento da ciò che dice. Per molti è il massimo talento della scena italiana attuale.

Lui, che fu Medea in una storica edizione della tragedia firmata da Ronconi, ora fa suo lo spettacolo, trascinando il pubblico fino ai lunghi applausi finali.

Euripide, secondo il dettato del mito, sa fin dall'inizio che la barbara moglie di Giasone ucciderà i figli, ma ce lo dice solo verso la metà del testo. Questa è la tragedia della vendetta, ma è anche la tragedia della bugia, della dissimulazione: Medea, vittima del tradimento del marito, condannata all'esilio, espropriata di ogni appartenenza sociale, finge (con Giasòne suo marito, con Creonte, padre della nuova sposa del marito) di accettare il proprio destino: in realtà sta organizzando la macchina di distruzione che travolgerà lei stessa e i suoi figli, oltre che Giasone e la sua nuova donna. Ma che cosa accade nella testa di Medea?

Branciaroli entra ed esce dal personaggio di Medea, ci trascina in un viaggio nella sua mente. Alterna racconto, commento critico e recitazione, in uno spettacolo che è un modello artistico e didattico per una moderna comunicazione dei testi antichi.

Branciaroli porta la vicenda dentro i confini del mito e restituisce a Medea la sua prerogativa essenziale: affermare la propria origine divina (suo nonno era il dio Sole...), e uscire definitivamente dalla dimensione umana (o affermare che la dimensione umana è comunque divina?). L'azione di Medea assume allora una valenza sacrale, dove è una divinità offesa a compiere il delitto, non una moglie tradita.

www.incamminati.it