con
FRANCO BRANCIAROLI

e con
Tommaso Cardarelli e Alessandro Albertin

e la partecipazione di
Lucia Ragni

regia
Franco Branciaroli

scene e costumi
Margherita Palli

luci
Gigi Saccomandi
con il contributo di Artemide

7 aprile 2008

Teatro de gli Incamminati - Milano

FINALE DI PARTITA

di Samuel Beckett

una foto dello spettacolo

Non c'è nulla di più comico dell'infelicità.
Samuel Beckett

Per questo spettacolo Franco Branciaroli ha vinto il Premio Veretium 2007

Nel 2006, anno del centenario della nascita di Samuel Beckett, Franco Branciaroli ha messo in scena - nella duplice veste di attore e regista - Finale di partita, uno dei capolavori del drammaturgo irlandese. Lo spettacolo - una grande prova d'attore e un allestimento molto comico - riscuote talmente tanto successo di critica e di pubblico da essere programmato nei maggiori teatri italiani da 3 stagioni.

Della parola beckettiana Branciaroli mette in rilievo soprattutto la dimensione tragicomica e dà risalto all'ispirazione clownesca dei personaggi, tanto che lo stesso Hamm parla con l'accento francofono dell'ispettore Clouseau (era per altro intenzione di Beckett scritturare per quel ruolo Peter Sellers).

Branciaroli punta a dare risalto all'impossibilità dell'uomo di comunicare, eppure alla sua volontà di continuare a produrre parole e rumore, quasi che il silenzio coincidesse con la morte.

L'assurdità di Finale di partita non sta nel nihilismo del mondo, (questo non è assurdo, è la realtà), bensì nella resistenza che al nihilismo oppone un estremo brandello di umanità raccolto in una stanza, che potrebbe essere l'ultima stanza del mondo.

Scrive Branciaroli nelle sue note di regia:

"Il messaggio di Beckett sull'uomo è tragicamente vero, la sfida che mi sono proposto è farlo arrivare togliendo peso tragico alle parole. Non per togliere peso al tragico dell'opera: anzi, per renderlo più efficace".

Parte integrante della regia sono la scena disegnata da Margherita Palli, che al vuoto esistenziale beckettiano dà concretezza sospendendo l'azione su un vuoto fisico, e le luci di Luigi Saccomandi che, totalmente allampanate e inverosimili, rendono sensibile la consistenza assolutamente antinaturale di ogni residua esistenza.