con Diana Ferrantini, Alessio Papa, Mario Previato, Chiara Elisa Rossini, Fiorella Tommasini
collaborazione drammaturgica Roberto Domeneghetti
musica e regia Massimo Munaro
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contiene le foto e le recensioni dello spettacolo
17 - 18 - 19 aprile luogo da destinarsi ore 17 - 22
Fuori abbonamento. Riservato ai primi 30 abbonati che lo prenotino.
TEATRO DEL LEMMING - ROVIGO
Edipo
Tragedia dei Sensi
per uno spettatore
Edipo, tragedia dei sensi per uno spettatore è lo storico spettacolo del Teatro del Lemming che segna un passaggio importante nel panorama teatrale italiano. Nato nel 1997, è il lavoro che ha reso celebre il gruppo ed ha guadagnato fin da subito un vasto consenso di pubblico e di critica.
La peculiarità del lavoro consiste nel fatto che lo spettatore non solo rivive il mito, ma diventa egli stesso Edipo, accecato e solo tra le evocazioni di una coscienza inquieta. A questa esperienza intensa e spiazzante, è invitato un solo spettatore per volta che, spogliato dagli ornamenti, delle scarpe, degli oggetti, viene condotto per mano verso il labirinto oscuro di Edipo, il "colpevole innocente". Bendato, capace di uccidere il padre e giacere con la madre, lo spettatore, nel rovesciamento drammaturgico, si trova ad essere attore dell'azione, dentro gli infiniti significati del mito.
Con questo lavoro il Lemming propone un teatro dove lo spettatore diventa il protagonista centrale di un'esperienza, dove l'esserci totalmente, qui e ora, annulla qualsiasi mediazione e falsità. Edipo, in qualche misura, rappresenta il mito dell'enigma, di un'irrisolta domanda sulla propria identità. Chi sono io? Questo l'interrogativo che ci accompagna per tutta la nostra vita, questo il dramma di Edipo.
Sono stato Edipo su appuntamento. Per una ventina di minuti mi sono accecato, ho conficcato il coltello dentro un corpo molle, ho giaciuto con mia moglie-madre. Altro che coinvolgimento. In questa creazione di Massimo Munaro, lo spettatore è l'attore: lui e soltanto lui, accettato su appuntamento e immesso in una sala senza testimoni, senza pubblico, nel grembo dell'invisibile... ero in balìa degli altri (del destino?)... mi hanno sbendato... ho riaperto gli occhi e ho visto me stesso... Il viaggio è terminato e, per la prima volta, il teatro mi ha fatto paura.
Osvaldo Guerrieri
(dalla prima pagina de La Stampa, martedì, 15 luglio 1997)
