in scena Valter Malosti e Daniele Trastu

Coreografie Michela Lucenti
Suono GUP
Scene Paolo Baroni
Luci Francesco Dell'Elba
Costumi Marzia Paparini
Assistente alla regia Francesco Visconti
Traduzione e ricerca musicale Valter Malosti
Assistente costumista Ilaria Belloste
Tecnico di palco e macchinista Matteo Lainati
organizzazione Paolo Ambrosino

  • Press kit » (.zip. 19,77 MB)
    contiene le foto e le recensioni dello spettacolo

giovedì 5 febbraio 2008 ore 20,50

TEATRO DI DIONISO / FONDAZIONE TEATRO STABILE DI TORINO

uno spettacolo di Valter Malosti

Shakespeare / Venere e Adone

una foto dello spettacolo

Una dea innamorata e pazza di desiderio e un giovane uomo bellissimo, che le sfugge, finendo ucciso tra le zanne di un cinghiale, sono i protagonisti di Venere e Adone, poemetto erotico-pastorale che William Shakespeare dedicò, nel 1593, al suo protettore, il giovane conte di Southampton. «Intreccio di eccitazione erotica, dolore e freddo umorismo», come la definisce Stephen Greenblatt, Venere e Adone non solo fu la prima opera di Shakespeare ad essere stampata, ma fu anche quello che oggi si definirebbe un successo editoriale: apprezzatissimo fra gentiluomini e cortigiani, in breve divenne una sorta di vademecum dell'amatore, ugualmente popolare nella biblioteca, nel boudoir e nel bordello. Valter Malosti torna a Shakespeare portandone in scena un piccolo capolavoro, un concentrato di arguzia, comicità farsesca e sensualità, che diviene per il regista torinese «un vertiginoso punto di partenza per una ricerca sulle variazioni, le declinazioni e le auto-contraddizioni del tema 'amore'».

Note di regia

Immaginatevi dei binari che si perdono all'orizzonte, e un teatro/carro che arriva dinanzi ai vostri occhi da un altro luogo (e forse anche da un altro tempo) con sopra la "pazza dea dell'amore".

Per creare questa figura le suggestioni sono arrivate dal teatro giapponese, dall'opera barocca, dalla tradizione del "cunto", ma anche da un mondo ai margini: il mondo di una periferia che potrebbe essere stata descritta da Pier Paolo Pasolini o anche, con commovente ironia, da Annibale Ruccello.

Venere è una dea/macchina, dea ex machina ma anche sex machine, macchina barocca che tritura suoni e sputa parole. Una macchina di baci, una macchina schizofrenica di travestimento, una macchina di morte per l'oggetto del suo amore: Adone.

http://teatrodidioniso.2you.it