16 dicembre 2002
SANTI
BRIGANTI TEATRO
MONCALIERI
LE
ARGONAUTICHE
da Apollonio Rodio
con Katia Capato,
Domenico Castaldo,
Davide Curzio,
Ettore Scarpa,
Claudio Sportelli,
Emanuele Marin
regia e drammaturgia
Domenico Castaldo
Pelia era il re di Iolco, in Tessaglia. Per liberarsi
di Giasone, del quale aveva paura perché avrebbe dovuto
restituirgli il trono (ma Giasone non lo sapeva) lo mandò
alla conquista del Vello d’oro. Giasone parte (con Peleo,
Eracle, Ida, Castore, Polluce, Orfeo, e altri figli di dei e di
re) sulla sua nave Argo. Questo è il mito e l’opera
letteraria. Lo spettacolo riconosce Pelia nella società
attuale: si sa che per far sopravvivere una parte libera e creativa
di noi stessi occorre accettare un viaggio che ci porta fuori
dai territori “quotidiani”. Si fugge allora a bordo
della nave-teatro. La messinscena teatrale è dunque la
metafora de Le Argonautiche, e viceversa. Si seguono
impulsi che nascono dal desiderio, dalla memoria, dal ricordo
di un momento speciale del passato in cui tutto fu abbandonato
per iniziare qualcosa. Ci si stacca dal mondo per osservarlo ed
essere tra coloro che hanno cercato di cambiarlo.
“...
Alla guida dei torinesi SantiBriganti, Castaldo ha formato un
gruppo di attori notevoli lavorando disinvoltamente sulla parola
e sulle azioni fisiche, evidentemente in omaggio al rigore e al
segno grotowskiano, verificandosi però su un piano di leggerezza
persino deviante che tratteggia gli spettacoli di un bellissimo
ed incauto andamento popolare, con intersezioni delle lingue del
Sud e rimandi a ritualità arcaiche, sempre e comunque giocose
e depistanti...” (Paolo Ruffini, Prima Fila)
Domenico
Castaldo
si forma con Luca Ronconi e Jerzy Grotowski. Nel 1996 fonda in
seno alla compagnia SantiBriganti il suo Laboratorio Permanente
di Ricerca sull’Arte dell’Attore, conducendo un lavoro
quotidiano che ha prodotto: Tamerlano (1996), Antigone e Le Furie
(1997), Le Argonautiche (2000).
Ha ricevuto il Premio Giuseppe Bartolucci 1999.