UN
TEATRO
CHE HA PERSO
IL RITO MA
NON LA
TEMERARIETA'
Lo
Scenario Sensibile, la rassegna di teatro e
danza voluta dall’Assessorato alle Politiche Culturali del
Comune di Aosta, giunge quest’anno alla quarta edizione, e
ha un sospiro di sollievo. La nascita fu temeraria: amore per il
pubblico, ma anche desiderio di scelte originali, di sorprese, di
avere con sfrontatezza un piccolo panorama sul teatro e la danza
contemporanei senza cedimenti verso facili banalità o sterili
logiche di botteghino, con più attenzione ai motivi artistici
che ai fenomeni di tendenza. Era da mettere in conto quindi, che
si potesse uscire da qualche spettacolo un po’ sconcertati
anche se affascinati. Era da mettere in conto che gli attori, i
danzatori, i registi dello Scenario non si sarebbero mai visti in
una fiction televisiva o nei balletti delle «domeniche in».
C’era però fiducia che queste discriminanti non sarebbero
state limiti alla partecipazione del pubblico, anzi una garanzia
di teatro interessante. Un teatro, appunto, sempre più teatro.
Sempre meno attaccato al «mercato», sempre meno fatto
dagli insipidi divi televisivi (cioè in realtà dagli
scarti televisivi, perché quei divi lì vanno al teatro
quando in tv hanno un calo); un teatro invece, forte del suo linguaggio
specifico, vivace, imprevedibile, sensibile alle vicende culturali
e a quelle sociali e civili. C’era comunque paura per la possibile
oscurità, per l’eventuale mancanza di facilità,
eccetera.
Poi si è visto invece che il famigerato “buio»
del teatro contemporaneo era abbastanza decifrabile, che tanti nuovi
spettacoli erano più suggestivi e meno noiosi di quelli edulcorati
occhieggianti al consumo.
Che fosse dovuto alla loro poesia?
Perché la poesia è una cosa strana: una gioia terribile,
dice Omero nell’Iliade e nell’Odissea. Dice Omero, che
la poesia nasce dal dolore ma non dà dolore, dà piacere;
e il piacere lo dà la sua bellezza: il canto parla del dolore
dell’uomo e del mondo, ma siccome il canto è bello,
tu non finisci disperato ma finisci consolato. Questo lo diceva
Omero 2800 anni fa, ma sembra esser vero anche oggi (vedere ad esempio
un film come Il Pianista).
Così, nelle tre edizioni passate, Lo Scenario Sensibile ha
cercato di proporre un teatro di innovazione che fosse anche bello,
sebbene alcuni spettacoli parlassero del dolore del mondo. Ha proposto
la ricerca e i linguaggi delle compagnie del nuovo teatro, la drammaturgia
contemporanea, il teatro di poesia, di visioni e di narrazioni,
il teatro che cerca di abbattere i confini fra classico e moderno,
il teatro-danza, il teatro emotivo che nasce dal coinvolgimento
sensoriale del pubblico, il teatro che forse ha perso il rito (come
del resto l’ha perso tutta la società contemporanea)
ma non del tutto ha perso la poesia.
Questa quarta edizione tuttavia, segue anche nuove istanze venute
dal pubblico: presentare alcuni spettacoli che per particolarità
artistica fossero eventi un po’ fuori dall’ordinario:
ci sono e sta agli spettatori scoprire quali sono, (manca Vortice
di Macbeth dei Marcido Marcidorjs: si è fatto di tutto per
averlo, con la grande disponibilità dell’Assessorato,
ma la malaugurata gestione degli spazi aostani non lo ha permesso).
Presentare poi anche un teatro di forte coinvolgimento e di semplice
chiarezza, un teatro che tenesse viva la brillante convivenza tra
cólto e spettacolare ma che piacesse a tutti e non solo agli
appassionati di teatro. Si fanno notare infine, gli argomenti che
possono interessare i giovani delle scuole medie superiori e dell’università.
VALERIANO
GIALLI
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